Pillon e non solo: da Verona a Riace la nuova destra all’attacco dei più deboli

I fumogeni gialloverdi sull’eliminazione  della povertà tengono banco e consolidano i sondaggi in un paese che si avverte sempre più insicuro,  grazie anche all’abile opera mediatica del ministro della paura.

Garantire un reddito a chi non trova lavoro, togliere gli esclusi dalla morsa della  miseria, anticipare il pensionamento, ridurre la pressione fiscale. Obiettivi tanto condivisibili quanto impervi in un paese con il debito alle stelle e i conti in disordine.

Prometterne l’immediata realizzazione, tutti insieme poi, come se ci si potesse mettere a stampare moneta giorno e notte, rappresenta una grande truffa a danno degli italiani a partire dagli elettori di Lega e M5S che hanno creduto a quelle fandonie.

Intanto si affossa la lotta all’evasione con un nuovo condono fiscale e non si mette un euro sugli investimenti necessari. Come a voler ripercorrere il disegno di Orban di una democrazia illiberale, il polverone sui nuovi diritti sociali copre intanto una stretta sulle libertà individuali.

Sul piano simbolico il piatto forte é il disegno di legge Pillon, sottoscritto anche da molti senatori 5S anche perché anticipato a chiare lettere nel contratto di governo. L’eliminazione dell’assegno di mantenimento per i figli, in un contesto di sperequazione sociale ed economica delle donne, rappresenta una marcia indietro rispetto a giá faticose politiche di superamento del gap di genere. La previsione del continuo cambio di casa per gli stessi figli getta nel fango il principio del prioritario interesse del minore sancito dalla convenzione di New York. L’idea di un accudimento paritario dei bambini,  nei tempi e nei modi,  da parte dei due genitori divorziati potrebbe rappresentare un modello egualitario di soluzione in un mondo equilibrato di relazioni. Ma così non è, e quell’ipotesi artificiosa  è destinata a produrre nuove tensioni  e soprattutto forti disagi nei più piccoli.

È chiaro il modello culturale che sta sullo sfondo, ma messo in evidenza dallo stesso Pillon e da suoi autorevoli compagni di partito, a partire dal ministro della famiglia Lorenzo Fontana. L’obiettivo è lo stesso divorzio che il  centrosinistra aveva reso più semplice nella scorsa legislatura riducendo i tempi di separazione  e introducendo la possibilità di negoziazione assistita senza passaggio dal giudice.  

Tutta la proposta Pillon va nella direzione opposta. Divorzierai con dolore: questo sembra dire alle donne, soprattutto a quelle in condizioni di maggiore fragilità nella situazione  economica o nella relazione col marito a cui si riconsegna nei fatti parte di quella potestà maritale abrogata dalla riforma del diritto di famiglia del 1975.  

Intanto si procede con gli attacchi alla 194, sulla scia della mozione approvata dal Comune di Verona e depositata in altre città, mentre il Ministro dell’Interno emana disposizioni che limitano  il diritto dei bambini al riconoscimento alla nascita dei due genitori dello stesso sesso, come praticato ormai da tanti Comuni italiani.

Su questo versante si muove l’attacco concentrico della nuova destra alla libertà delle donne, alla parità di genere e alla pluralità dei modelli di famiglia.

C’è  poi un altro fronte di contrasto ai diritti  fondamentali, che morde ancora di più perché non riguarda minacce per il futuro ma sofferenza in atto: i respingimenti in mare di donne e uomini scampati a destini impietosi, la segregazione in stanze separate all’ora del pasto dei bambini stranieri nelle scuole di Lodi e l’espulsione dalle scuole d’infanzia di Monfalcone di sessanta figli di stranieri, l’annunciata deportazione degli immigrati da Riace dopo l’arresto del sindaco Mimmo Lucano.

Mai l’Italia aveva assistito ad una tale distorsione del principio di uguaglianza dopo le leggi razziali del 1938. Tenere insieme i diritti dei bimbi di Lodi con quelli negati dal ddl Pillon, quelli delle  donne costrette a interrompere una gravidanza con quelli delle mamme arcobaleno e delle donne stuprate in Libia  e cacciate da Riace, difenderli come di fronte ad un unico attacco ai principi costituzionali di dignità, di libertà e di solidarietà: questo è il compito che spetta a chiunque voglia costruire, come noi vogliamo fortemente, un nuovo progetto di sinistra  su un fondamento di umanità.

Sergio Lo Giudice
Responsabile dipartimento diritti civili del PD. Insegnante di filosofia e storia. Presidente di ReteDem. Già senatore nella XVII legislatura