Intervento conclusivo di Andrea Orlando alla festa di DEMS

Di seguito la trascrizione dell’intervento di Andrea Orlando durante la festa di DEMS

Grazie a Zingaretti per aver messo in campo la sua candidatura. Per aver messo disposizione della nostra comunità la tua storia il tuo profilo. Questa scelta un effetto lo ha già sortito, evitare che la dinamica che abbiamo davanti, ripercorra la trama del Giorno della marmotta. Il nostro film funziona così: uno perde le elezioni, si dimette, poi si ricandida. Noi saremmo ancora lì se non ci fosse stato un contrappeso che è la candidatura di Nicola. Ora vediamo se la trama cambierà, cambierò sicuramente il finale.

Noi siamo qui e non era scontato, eppure, ci siamo perché nel Congresso e nei mesi successivi avevamo capito delle cose, anche se non avevamo capito quanto fosse radicale il cambiamento di scenario che si stava determinando, ma avevamo capito che si stava andando a sbattere contro un muro. Dobbiamo sviluppare quell’impostazione per la prossima battaglia che abbiamo davanti, ci sono molte cose che mantengono una forte attualità.

Noi stiamo vivendo una trasformazione che mette in questione la democrazia liberale e la stessa idea di Europa che non è stata soltanto una entità geografica, ma la costruzione di un sistema di valori e di idee. Noi diciamo un cosa lapalissiana spesso, che è finito il bipolarismo italiano, e non ne traiamo tutte le conseguenze. E’ finito non soltanto perché i poli sono diventati tre, ma perché il meccanismo di competizione nella selezione delle classi dirigenti e nell’assetto di governo è completamente cambiato. Noi abbiamo giocato una partita dura ma dentro il perimetro della democrazia liberale. Oggi ci troviamo in una situazione in cui la squadra contro cui dobbiamo giocare, quando l’arbitro fischia, picchia l’arbitro. Quando il 50% delle forza politiche non si pone come polo, ma come alternativa al sistema, il tema non è solo mettere in campo una proposta che sia in grado di prendere la maggioranza dei voti, ma mettere in campo una proposta in grado di riformare il sistema per poterlo salvare. In questo è infondata la teoria dei pop corn, l’idea che loro sbagliano e tornano qui. No, loro sbagliano ma in un avvitamento del sistema democratico, lo scenario futuro rischia di essere ancora più drammatico e pericoloso di quello attuale.

Oggi non si vince più proponendo il buon governo, si vince sulla politica. Non si vota su come si governa, si vota sul disegno politico. Noi abbiamo un Congresso di fronte che ha una missione che va oltre l’ambizione di battere una leadership, nel prossimo Congresso dobbiamo chiudere un ciclo politico che è durato 25 anni. Per questo gli scioglimenti e le formule astratte non funzionano, perché tu puoi proporre di rifondare tutto, ma devi dire su quale asse politiche vuoi chiamare le altre forze e elementi della società a collaborare. Se azzeri devi dire a chi ti rivolgi, quali forze vuoi. Per questo avevamo proposto una via che fosse diversa dalla conta proposta dal nostro Statuto. Ha un senso di fare un Congresso in cui la prima parte sia una competizione tra piattaforme e la seconda parte una competizione tra leadership. Se questa proposta deve diventare un espediente per allungare il brodo, la ritiriamo. E’ chiaro che il Congresso del PD si deve fare prima delle elezioni europee, su questo non si transige.

Durante il Congresso proveranno a dirci che noi siamo quelli che vogliamo riportare tutto indietro e poi proveranno a dirci: voi eravate quelli che volevate fare l’alleanza con M5S. E proveranno a trasformare il Congresso in un referendum su questo punto. Noi avremmo voluto evitare la saldatura del Movimento Cinque Stelle con la Lega. Non volevo che diventassero ostaggi di Salvini. Questo avrebbe accelerato l’esplosione di contraddizioni che in quel movimento ci sono. Oggi il tema delle alleanze è una sciocchezza che non si pone, adesso si tratta di fare opposizione. E opposizione non è solo tutti i giorni andare in tv a dire noi eravamo bravi e questi sono incompetenti. Il lavoro che dobbiamo fare è togliere delle forze che sono andate in quella direzione e provare a disarticolare quel campo politico, cercando di farne esplodere le contraddizioni. Ammesso che ci siano in campo due destre, non abbiamo interesse che diventino una sola. Cerchiamo di capire le differenze e facciamo esplodere le incrinature che ci sono. C’è una differenza tra la sezione italiana dell’internazionale nera e un movimento che ha al suo interno contraddizioni che ancora devono esplodere.

Noi diciamo attenzione ai trasformismi. Il Fronte repubblicano non va bene, non solo perché non ha alcun presupposto di fatto. Quali sono le forze liberali che si stanno sganciando dalla destra in nome dell’europeismo? Io non lo vedo. L’unica via che abbiamo è quella di una sinistra che sia in grado di ricostruire una sua base sociale. E non lo possiamo fare sulla base dell’ideologia, ma ricostruendo credibilità sulla base di battaglie mirate e concrete. Nei prossimi giorni, come Dems ci impegneremo su temi concreti: casa, tempo pieno nel Mezzogiorno che sia la risposta alla crisi sociale che si è determinata in quella realtà, battaglia contro la legge Pillon che riporta indietro il diritto di famiglia. Lavoriamo su questo e facciamo in modo che Dems sia l’avanguardia di un percorso politico che si deve costruire. Dobbiamo incominciare già a zappare un orto che è quello della Costituente della sinistra. Questo è il lavoro che dobbiamo fare ricostruire credibilità. Mi auguro che la terza festa di Dems si possa fare con un altro nome perché il tema ora è la sinistra in Italia e noi dobbiamo giocare un ruolo dentro e fuori il Partito Democratico. Noi vogliamo essere un nucleo di costruzione della nuova sinistra italiana dentro e fuori il PD. Voglio concludere con un invito a tutti a essere presenti il 30 alla manifestazione del Partito Democratico. Così aiuteremo anche Nicola a costruire una sfida che parli all’esterno oltre che all’interno del partito. Da domani il nostro lavoro è quello di tenere una rete che abbiamo costruito questi mesi e di mettere in campo dinamiche che guardino al futuro. Se in questo Congresso si combatte male e con colpi bassi, il rischio non è che perda questa o quella parte, ma che il PD perda definitivamente la sua funzione.

In gioco non c’è soltanto il futuro della sinistra o del Partito Democratico, in gioco c’è il futuro della democrazia italiana.