Sviluppo sostenibile e ambiente: parole dimenticate nel vocabolario gialloverde

Da oltre 20 anni  la definizione Sviluppo Sostenibile è entrata non solo nella dialettica politica ma anche nel linguaggio comune. Tuttavia, come spesso succede con concetti , valori, idee, obiettivi con cui è difficile dirsi in disaccordo, questi divengono patrimonio di tutti ma “figli di nessuno”; non rientrano più fra i temi su cui si basa l’identità politica e  quindi  non sono oggetto di scontro politico. Ovviamente in questo modo scompaiono dall’agenda.

La sensibilità ambientalista invece pervade l’opinione pubblica. L’ambiente in questi anni è stato capace di attivare la mobilitazione popolare: ricordiamo il referendum  sull’acqua pubblica, quello sulle trivelle (tragico errore del PD), la lotta contro le plastiche in mare, la sensibilità nella raccolta differenziata, ma anche i tanti comitati locali a difesa di un parco o di un’area verde.

La sostenibilità dello sviluppo è soprattutto, a pieno titolo, anche se non ce ne rendiamo conto, uno dei capitoli principali del dibattito sulla sicurezza; la sicurezza delle nostre città dipende molto anche dalle politiche ambientali (dissesto idrogeologico, qualità dell’aria, rifiuti, bonifiche), così come è innegabile  che i cambiamenti geopolitici e i flussi migratori che attraversano il mediterraneo sono causati anche dai cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo quelle parti del mondo.

Il paradigma ambientalista non è entrato invece nel Dna della sinistra italiana. A parte poche eccezioni, sia nel passato che nel presente la sinistra non ha mai considerato le politiche ambientali “perno” dell’agenda politica. Soprattutto le tematiche ambientali non sono state e non sono al centro del progetto politico del Partito democratico e l’ossessione di alcuni di ripetere all’infinito la lista delle cose buone fatte non è stata utile a nessuno. Anzi ha peggiorato il  rapporto del PD con le sensibilità ambientaliste che comunque nella società sono presenti e da cui ci siamo allontanati sia a causa del nostro atteggiamento di scarso ascolto, sia a causa di alcune nostre scelte, contraddittorie, persino inutili, a volte sbagliate.

Era inevitabile quindi che in campagna elettorale regalassimo questi temi al M5S, che ne ha fatto uno dei perni della battaglia politica, fatta di molta ideologia e poca competenza.

Oggi ci troviamo di fronte ad un Governo disastroso, che ha cancellato l’ambiente dall’agenda politica sia per insipienza sia perché ha al proprio interno visioni molto distanti tra M5S e Lega, basti pensare al tema della difesa dei beni comuni come l’acqua, al tema delle bonifiche, alle politiche energetiche.

Anche nei consessi internazionali in cui si parla di clima e sostenibilità il Governo giallo-verde è assente.  I nostri Governi (da Letta a Renzi) sono stati protagonisti sia in sede europea che in sede UN quando la comunità internazionale ha provato ad affrontare questi temi  nel 2015  approvando sia l’accordo sul clima alla COP 21 di Parigi, sia l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Oggi la lotta ai cambiamenti climatici non è una priorità del Governo, così come non si parla più di Agenda 2030 e di cooperazione allo sviluppo. L’Italia su questi temi non c’è, tanto che quest’anno per la prima volta dal 2014 il Ministero dell’Ambiente non ha partecipato a livello politico al Forum delle Nazioni Unite di Luglio sull’Agenda 2030.

Il congresso del Partito democratico dovrebbe ripartire anche da qui nella definizione della identità: contrasto ai cambiamenti climatici; legge sul consumo di suolo; strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, con piani di resilienza locali e nazionali; modificare del modello di sviluppo indirizzandolo verso l’economia circolare impostando in questo senso le scelte di politica economica; spostamento delle tasse da lavoro e impresa a inquinamento e sprechi; radicale rivoluzione del sistema della mobilità, finanziando ed incentivando il trasporto collettivo e la mobilità sostenibile individuale;  una nuova politica per l’acqua basata sulla tutela dei corpi idrici, la riduzione dei consumi e delle perdite di rete.

La conversione ecologica dell’economia non è un processo spontaneo: deve essere sostenuta da una adeguata fiscalità di vantaggio. In questo senso la flat tax risulta in netto contrasto con una idea moderna di fiscalità verde, una proposta  assolutamente dannosa, tanto più se il Governo pensa di finanziarla anche con l’abolizione dell’ecobonus.

Sviluppo sostenibile, ecologismo consapevole, fiscalità ambientale, sono i temi su cui possiamo impostare una netta e comunque propositiva opposizione al Governo; temi che consentirebbero di insinuarci nelle evidenti contraddizioni che dilaniano la maggioranza giallo-verde e al tempo stesso riconciliarci con quel pezzo di elettorato che anche su questi temi ha abbandonato il PD e scelto M5S.

Forse a tratti è un sogno, però questo è il Partito democratico che sogno, l’unico capace di tradurre queste idee in realtà.

Silvia Velo
Laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche all’Università di Pisa, specializzata in farmacologia e in politica da oltre venti anni.

Consigliere comunale a Campiglia Marittima (LI) dal 1995, eletta sindaco nel 1999 e riconfermata nel 2004, nel 2006 candidata ed eletta alla Camera dei deputati, rieletta nel 2008 e nel 2013 e Sottosegretario di Stato del Ministero dell’ambiente nel governo Renzi e nel governo Gentiloni.