L’Europa dei diritti per un partito rinnovato

Mentre un governo dissennato attacca l’Unione Europea per costruire un nemico esterno  (la perfida Albione 2.0), dell’Europa abbiamo più che mai bisogno perché la tutela dei diritti delle persone non sia affidata alla volubilità della ricerca del consenso. Ne è buon segno che solo pochi giorni fa il Parlamento europeo, approvando il rapporto Sargentini, abbia espresso parole nette contro la violazione dei diritti fondamentali in Ungheria, mostrando così l’orgoglio dell’Unione come baluardo di diritti.

Ma anche quell’area più larga riunita nel Consiglio d’Europa rappresenta, tramite la Corte europea  dei diritti umani, un motore formidabile per la difesa delle libertà personali. Basti pensare a quante sentenze contro l’Italia (dal sovraffollamento delle carceri, ai casi di tortura, alle coppie dello stesso sesso) hanno provocato qui da noi l’approvazione di leggi di civiltà. 

Non è strano quindi che  la seconda Festa di DEMS a Rimini riservi uno spazio importante al confronto su questo tema.

“L’Europa dei diritti per un partito rinnovato” è il titolo dell’incontro che, nel pomeriggio del 22 settembre, vedrà confrontarsi  esponenti politici, giuristi, associazioni.

Rifare il Partito Democratico, definire un progetto nuovo per una forza politica larga, capace di una nuova radicalità di contenuti: questo è l’obiettivo che dovrà darsi il congresso del Pd,  che stenta a partire ma che dovrà chiudersi, come stabilito dall’Assemblea nazionale, entro il prossimo inverno.

Per farlo, occorre ripartire da alcune parole  chiave antiche ma nuove, parte delle nostre radici ma perse nel tempo, prime fra tutte quelle che rappresentano il fondamento di una democrazia liberale e sociale: libertà e uguaglianza. Un progetto fondato su questi due pilastri non può non avere al centro il tema dei diritti delle cittadine e dei cittadini. Diritti civili e diritti sociali insieme, come stanno o cadono insieme i due commi dell’art. 3 della nostra Costituzione,  l’uguaglianza di fronte alla legge e la sua concreta realizzazione.

Su questi presupposti andrà costruito un nuovo progetto che sappia trovare risposte adeguate ai bisogni sociali di chi è rimasto fuori dal sogno  della globalizzazione o dal mercato del lavoro, ma che sappia declinare in modi nuovi anche altre necessità. I rapporti fra lo Stato e le famiglie che cambiano, i diritti di chi è privato e limitato nella libertà personale, l’autodeterminazione  delle cittadine e dei cittadini nelle scelte che riguardano la loro salute e la loro vita, il contrasto a ogni forma di discriminazione non sono accessori opzionali di una nuova agenda politica ma suoi elementi centrali. A Rimini ci confronteremo su come rendere concreta questa visione.

Sergio Lo Giudice
Responsabile dipartimento diritti civili del PD. Insegnante di filosofia e storia. Presidente di ReteDem. Già senatore nella XVII legislatura