Il nuovo bilancio europeo e le contraddizioni del governo italiano

Quest’anno la battaglia sul bilancio europeo ha un significato del tutto nuovo, inedito per certi versi. Le recenti minacce del governo italiano – che addirittura vorrebbe spingersi a non versare la sua quota parte di contributo europeo – hanno resto ancora più pesante un clima già rovente dopo la Brexit e le intemperanze di leader come Viktor Orban o l’attuale Presidente Polacco.

Si tratta di un vero peccato, ma pure di un errore politico che l’Italia pagherà a breve e a lungo termine. Il nuovo bilancio pluriennale europeo muove circa mille miliardi euro che saranno distribuiti lungo un periodo di sette anni: si tratta di fondi per la ricerca, lo sviluppo sostenibile, la nostra agricoltura, le grandi opere infrastrutturali e le regioni. Secondo la nuova programmazione – proposta a livello di Commissione Europea ma che sarà discussa da Parlamento e Consiglio nei prossimi mesi – l’Italia vedrebbe addirittura un incremento delle risorse a lei destinate, grazie soprattutto al convinto impegno dei governi a guida PD che si sono succeduti in questi anni.

Siamo dunque al paradosso: un esecutivo che si dice “sovranista” e attento agli “interessi” del paese minaccia di rifiutare o addirittura restituire uno stanziamento molto più generoso di quello percepito negli ultimi sette anni (che, guardacaso, fu negoziato malamente dai governi di centrodestra sostenuti anche dalla Lega).

Questo accade perché l’attuale maggioranza ha una visione piuttosto strabica di quale sia il vero interesse italiano nelle complicate dinamiche europee: minacciare o fare la voce grossa serve a poco o nulla, anzi, ci isola senza permetterci di incidere nei processi. Quello che occorre è un lavoro difficile, spesso silenzioso e, per il dispiacere di Salvini e Di Maio, spesso richiedente competenze specifiche e approfondite. L’Italia dovrebbe – come aveva iniziato a fare con gli scorsi governi – costruire un sistema di alleanze e accordi sia in Parlamento Europeo che in Consiglio che possano aiutarla a portare avanti le sue istanze e, al tempo stesso, isolare le forze a noi meno affini, come il Gruppo di Visegrad che solo un superficiale come Salvini potrebbe considerare un potenziale amico del nostro paese (basti vedere come Ungheria e affini si stanno comportando con i migranti).

I prossimi mesi saranno cruciali per lavorare sul nuovo progetto di bilancio pluriennale e avranno bisogno di un protagonismo italiano al tempo stesso maturo e credibile. Il Partito Democratico oggi rappresenta ancora il primo gruppo parlamentare all’interno del Partito Socialista Europeo ed esprime un membro autorevole della Commissione Europea come la Vicepresidente Federica Mogherini. Il nostro impegno, a prescindere dal governo, dovrà essere quello di mantenere annodato il debole filo che ancora ci lega al gruppo di testa dei paesi europei, supplendo alle imperdonabili mancanze del governo e lavorando affinché l’iter del quadro finanziario pluriennale non subisca troppi scossoni e, anzi, continui a portare vantaggi e nuovi investimenti per il nostro paese, inchiodando però il governo alle sue responsabilità davanti ai cittadini e alle imprese.

Daniele Viotti
Europarlamentare PD Nord-Ovest. Relatore bilancio UE 2019.
Co Presidente Intergruppo per i diritti LGBT al Parlamento europeo