Il caso Orban: passaggio fondamentale per il futuro dell’Europa

(Photo by FREDERICK FLORIN / AFP) 

Con il voto del Parlamento Europeo sul Rapporto Sargentini per l’attivazione nei confronti dell’Ungheria della procedura normata dall’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea, volta a sanzionare gravi e ripetute violazioni dei valori fondamentali dell’Unione, si è compiuto un passo storico e dalle notevoli implicazioni. Nonostante la difficoltà ad arrivare alle sanzioni più gravi per Orban, quale potrebbe essere la sospensione del diritto di voto in Consiglio, poiché l’opposizione del governo polacco è sufficiente per impedire il raggiungimento dell’unanimità necessaria, gli effetti non solo di immagine ma in primo luogo di tipo politico sono facilmente comprensibili.

In primo luogo, il Partito Popolare Europeo è stato messo a nudo come mai prima d’ora nella sua profonda contraddizione: partito della stabilità, della moderazione conservativa e del compromesso con la sinistra riformista e allo stesso tempo sede di forze reazionarie come il partito ungherese Fidesz con una forte attrazione verso coloro che non si fanno problemi a definirsi ultranazionalisti, come LePen e Wilders. Il PPE si è spaccato e per ottenere il risultato finale è stata determinante la volontà di prendere le distanze da Orban espressa da Weber, capogruppo bavarese e aspirante candidato a Presidente della Commissione Europea, tutto in chiave della campagna elettorale interna che porterà il 7-8 ottobre i popolari europei a scegliere il loro candidato. Proseguirà questo scontro che ha portato la maggioranza dei popolari a sanzionare Orban, con Forza Italia schierata già oggi dalla sua parte, gettata la maschera di un europeismo di facciata e di improbabili fronti repubblicani? Oppure la “via ungherese” alla fine riuscirà a recuperare consenso e porterà i popolari a smettere definitivamente di “danzare con la musica dei socialisti”, come avrebbe detto il leader di Fidesz, riferendosi alle aperture della Merkel di questi anni sul tema richiedenti asilo?

Tutto questo si incrocia con le procedure formali oggi avviate: il Consiglio e quindi anche i governi a guida del centrodestra cristianodemocratico e liberale europeo dovranno a breve esprimere un giudizio sull’aderenza ai valori europei dell’esecutivo ungherese, senza possibilità di tacere e fare finta di nulla come hanno fatto in questi anni. 

Orban ha ben chiaro il rischio di essere definitivamente isolato nella “quarantena” in cui da tempo si trova il governo polacco, perdendo il supporto del mainstream della destra europea, tanto che sta disperatamente tentando in questi giorni di avviare un ricorso alla Corte di Giustizia Europea sul voto del Parlamento Europeo, contestando il metodo di calcolo dei voti.

Anche per il governo italiano la questione è delicatissima: il partito di maggioranza relativa nel governo, il Movimento 5 Stelle, ha votato per condannare Orban, mentre la Lega lo ha difeso a spada tratta, con interventi in aula che lo hanno dipinto come uno eroe di una fantomatica resistenza. Come si comporterà il governo Conte e in particolare il Ministro Moavero che lo rappresenterà nel Consiglio Affari Generali? L’ambiguità e la doppiezza della collocazione di questo esecutivo rispetto al futuro dell’Europa emerge anche in questa vicenda: qua non si tratta, come ci ha fatto credere Salvini, “solo” dell’atteggiamento vergognoso di Orban nei confronti dell’Italia con il rifiuto di accogliere una parte dei richiedenti asilo arrivati sulle nostre coste, secondo lo schema dei ricollocamenti da lui stesso sottoscritto e poi immediatamente sconfessato, non si tratta neppure “soltanto” delle leggi interne all’Ungheria che oggi criminalizzano chi aiuta i migranti, stiamo parlando di una violazione sistematica della libertà di stampa, di espressione, di riunione, della concorrenza fra aziende negli appalti, dell’attacco alla libertà e dignità delle donne e di tutte le minoranze.

La posta in gioco è impedire che questo modello di “democrazia illiberale” venga reso un modello politico accettabile in Europa, l’Italia da che parte si schiererà?

Noi Socialisti e Democratici ci siamo battuti fin dall’inizio per arrivare al risultato di mettere sotto accusa questa deriva di estrema destra autoritaria, insieme agli altri gruppi progressisti, dai Verdi alla Sinistra Europea, ma questo non basta per contrastare efficacemente “l’Internazionale dei nazionalisti”, alleati di Orban e organizzati dentro il “The Movement” fondato dall’americano Steve Bannon.

Non basta la denuncia, pur importante: per mettere definitivamente a nudo la direzione regressiva e nemica dei più deboli delle politiche proposte dai nazionalisti, il loro rendere i popoli non più sovrani ma più schiavi di finanza internazionale, di Paesi dalla politica di potenza aggressiva quali Russia, Cina e gli Stati Uniti di Trump, abbiamo bisogno di essere molto chiari e netti nella proposta di una chiara svolta sociale e di sinistra per l’Europa, da riformare insieme a quelle forze politiche che si pongono il problema di un’Unione Europea troppo debole e lenta ma facendo valere con nettezza il nostro punto di vista di sinistra, con l’assicurazione europea contro la disoccupazione, con vere politiche di solidarietà e di investimento per istruzione, sanità, governo locale, con politiche chiare contro le delocalizzazioni selvagge e il dumping salariale.

Si può fare ed è l’unico antidoto alla crescita del nazionalismo, seducente per tanti ma al fondo nemico dell’interesse nazionale specie per un Paese come l’Italia.

Non può certamente essere lo status quo a dare le risposte, dobbiamo saperlo ed avere di conseguenza il necessario coraggio.

Brando Benifei
È l'eurodeputato più giovane del gruppo dei socialisti e democratici; arriva a questo traguardo dopo essere stato eletto nella circoscrizione Nord-Ovest con oltre 39 mila preferenze alle elezioni europee del 2014.