Riflettere sugli errori e ripartire

Proporre una riflessione in questo particolare e delicato momento politico ed istituzionale è compito assai arduo.
La situazione politica nazionale, l’azione di quello che si è presentato agli italiani come il “Governo del cambiamento”, è permeata da iniziative di chiaro stampo propagandistico, dal lavoro, alle pensioni, al tema immigrati e rapporto con l’Europa, passando per l’abolizione dei vitalizi.
Assistiamo quotidianamente ad una estenuante propaganda, rischiosa sul piano della tenuta democratica, tesa esclusivamente a mantenere il consenso elettorale, senza una visione sul piano economico e sociale.
Uno degli errori commessi in questi mesi e dopo la sconfitta del 4 Marzo, è stato proprio limitare la reazione politica a quella che possiamo definire una sconfitta del centro sinistra con pochi precedenti, al “faremo opposizione”. Strada che ha aperto la formazione e saldatura di due forze politiche che oggi mostrano tutti i loro limiti e contraddizioni.

Analizzare le ragioni della sconfitta, oltre ad essere compito e pratica indispensabile per un partito che ha fondato sul radicamento territoriale parte della sua forza, e che ha governato il Paese negli ultimi cinque anni, dopo una crisi profondissima che lo ha cambiato pesantemente, avrebbe consentito di scomporre, in un dialogo con il M5S, promesse da fatti, slogan da progetti, politica da antipolitica.

E’ il momento di recuperare non solo i valori ai quali il partito democratico si ispira ma anche un lessico comune, che esca da questioni puramente di posizionamento interno, che sappia appassionare, che si rivolga ai tanti cittadini, ai militanti, a pezzi di società che non si sono più sentiti rappresentati da noi.
La crisi della sinistra non investe solo il nostro paese ma qui ci sono ragioni endogene che ne hanno minato la credibilità.
I giovani, il mondo della piccola impresa, quelli che popolano le periferie hanno scelto di non sceglierci, ed una forza politica di sinistra, riformista e di governi ha il dovere di tornare nei luoghi della discussione per costruire insieme progettualità.

Sono assai stupita di come sia avvincente e infervorante oggi discutere della composizione della segreteria nazionale appena nominata, organismo molto importante ma dibattito che ancora una volta ci allontana dal bisogni delle persone, ai quali siamo chiamati a rispondere.

Non è pratica sempre utile quella di voltarsi indietro ma oggi, più che mai, per contrastare la deriva alla quale assistiamo, abbiamo bisogno di accellerare il percorso congressuale, necessario per cambiare le regole ma ancor più necessario per contaminassi con le comunità.

Le recenti elezioni amministrative dimostrano che la strada da percorrere è ancora lunga. I risultati positivi che si sono ottenuti, pochi ma significativi, ci indicano che laddove il rapporto tra politica e cittadino è stato virtuoso, tra bisogni e risposte, noi abbiamo ancora la capacità ed energia di proporci come l’unica forza politica credibile.

Abbiamo bisogno di recuperare uno stile ma sui grandi temi, oltre che discutere dei vari provvedimenti proposti dal governo nelle aule parlamentari, dobbiamo indicare noi la strada.

Sul lavoro, come coniugare diritti e merito, sul sociale come incidere sul tema delle disuguaglianze, sull’Europa come contribuire a che venga compiuto il processo di unificazione europea, sulla sicurezza come tenere insieme accoglienza, integrazione, paure e diritti.
Dobbiamo ritrovare una identità che sia al passo con i bisogni di oggi, che non appaia ideologica ma che non si confonda con storie politiche che non ci appartengono.

Non possiamo liquidare ciò che è avvenuto pensando che le responsabilità siano in capo ad altri. Un nuovo gruppo dirigente ha il compito di assumersi l’onere di coniugare valori, programmi, regole che guardino al futuro ma siano radicate nella nostra storia.

Oggi è il momento di guardare avanti.
Uscire dalla logica dei personalismi, avviare una fase congressuale che ci riporti nei luoghi della discussione per entrare compiutamente nel merito delle questioni urgenti.

A partire, ovviamente, dal lavoro.
La grande questione delle opportunità, che coniughi merito, impegno e capacità, attuando riforme che sappiano tenere insieme le esigenze dei lavoratori e le necessità del mondo imprenditoriale.

Penso che il partito democratico debba farsi carico di correggere ciò che abbiamo scelto e che ci ha allontanato dai nostri elettori ma altresì penso che il nostro partito abbia il compito di proporre un nuovo patto sociale che faccia del dialogo e della concertazione il suo punto di forza.

Non posso sottacere quanto sia importante che sul tema lavoro il nuovo gruppo dirigente ponga la questione della sicurezza sui luoghi di lavoro come punto qualificante di azione e di programma.

È un tema fondamentale sul piano sociale e legato direttamente ad una visione moderna di sviluppo.

Nei prossimi mesi, se sapremo coglierla, la sfida può essere avvincente ma essenziale per vincerla è ricostruire il partito democratico.
Abbiamo le energie, le competenze ed una lunga storia di militanza che dobbiamo utilizzare per recuperare il legame con le persone, sfruttando anche i nuovi mezzi di comunicazione ma sapendo che niente può sostituire la nostra presenza sui territori, il confronto e l’incontro con i nostri militanti e non solo.

Camilla Fabbri
Vive a Pesaro. Dirigente di associazione di categoria. È stata componente della Assemblea nazionale del PD e dirigente del partito a livello locale. Eletta al Senato nella XVII legislatura, è stata Presidente della Commissione inchiesta sicurezza sui luoghi di lavoro del Senato, si è occupata di temi quali l’amianto, lo sfruttamento del lavoro, e le cosiddette morti bianche.