L’Inps non azzecca sempre le previsioni

Questa intervista è stata pubblicata su Il Dubbio del 18 Luglio 2018 a pagina 5

«Le previsioni dell’Inps non sono quasi mai azzeccate, e non da oggi». Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e leader dei Laburisti Dem, di scontri con il presidente dell’Inps Tito Boeri ne ha avuti molti, per questo non si stupisce delle polemiche: «Con la differenza che io non ho mai parlato di complotto quando non concordavo con le sue cifre».

La stima sugli 8mila posti di lavoro a tempo determinato persi è esagerata?
Mi stupisce il fatto che il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, si accorga dei contenuti della relazione tecnica dopo la sua pubblicazione. È evidente che quel documento assume un carattere politico che deve essere valutato preventivamente, anche perchè qualsiasi dato è contestabile. Non possiamo sommare errore ad errore, altrimenti diventiamo tutti dei dilettanti allo sbaraglio.

Gli attacchi di Di Maio sulla “manina” che ha messo i bastoni tra le ruote del decreto sono eccessivi?
Parlare di complotto mi sembra fuori luogo. Chi dà consigli a Di Maio deve sapere che qualsiasi norma, anche quella apparentemente più neutra, può avere conseguenze per quanto riguarda le coperture finanziarie.

Condivide le critiche sul fatto che le previsioni dell’Inps non siano scientifiche, come dice il ministro Tria?
È inutile che il presidente dell’Inps Boeri si senta attaccato circa la non scientificità dei dati che l’Istituto prepara: basta leggere gli scostamenti tra previsione e consuntivo della scorsa legislatura. Del resto, che i dati abbiano dei margini di approssimazione e di interpretazione non solo è dimostrato dai fatti ma, soprattutto, chi fornisce i dati dispone di un potere politico di condizionamento delle leggi non indifferente. Quindi, consiglio a tutti di essere un po’ più realisti e umili, non pensando ciascuno di avere la verità in tasca.

In che senso dice che esiste un margine di approssimazione?
Partiamo dall’Inps ante- Boeri del 2011, quando, varata la legge Fornero, esplose il tema degli “esodati”. La prima valutazione dell’Inps parlava di 50mila lavoratori coinvolti, tant’è che la prima salvaguardia fu tarata su 65mila persone. La relazione successiva, fatta dalla ministra Fornero al Parlamento su dati Inps, fece balzare la cifra a 392mila lavoratori, vale a dire 8 volte tanto la prima previsione. Qui di scientifico mi pare che ci sia poco. A dicembre 2013, sempre secondo i dati dell’Inps, si era arrivati a un consuntivo di 11 miliardi e 600 milioni, stanziati per coprire 172.000 salvaguardati. Un altro evidente e vistoso scostamento. Non basta, perchè delle otto salvaguardie complessive le ultime tre sono state rese possibili perchè i numeri indicati dall’Inps per quelle precedenti erano chiaramente sovrastimati e con quei risparmi abbiamo finanziato le ultime salvaguardie. È evidente che i margini di errore sono enormi e questo vale anche per la stima degli 8mila occupati in meno. Basterebbe che il governo decidesse di introdurre, come pare abbia in mente, un incentivo per la trasformazione dei contratti a termine in assunzioni a tempo indeterminato per cambiare la valutazione. Ma si tratta, appunto, di valutazioni, cioè di pura teoria. Non si chieda di più a chi fa le previsioni, l’importate è che chi le fa non abbia la presunzione di azzeccare sempre il risultato. Come si vede, spesso non è così.

Boeri è rimasto nei limiti del suo incarico?
Credo che sarebbe saggio superare il commissariamento degli enti, Inps e Inail, che soffrono dell’anomalia dell’uomo solo al comando. Capisco la difficoltà del povero Boeri nel caricarsi sulle sue sole spalle decisioni così importanti. Bisognerebbe dargli una mano e attuare quello che avevo proposto nella scorsa legislatura con un disegno di legge condiviso da tutti i partiti: la modifica della governance dell’Inps, costituendo un normale consiglio di amministrazione, che aiuterebbe Boeri nel lavoro, alleggerendolo delle responsabilità. Nella scorsa legislatura, però, il governo Gentiloni non volle metterlo in legge di Bilancio.

Il Pd oggi discute se votare o meno almeno una parte del decreto dignità.
Anzichè perdersi in discussioni inutili, concentriamoci su cosa va o meno. Un partito di sinistra come il Pd non può essere contro le causali. Si tratta di proporre delle correzioni, come, per esempio, un regime transitorio che applichi la nuova normativa solo ai contratti a termine stipulati dopo la conversione della legge, in modo da rasserenare il clima. Non vedo, poi, come il Pd possa essere contrario alla diminuzione della durata dei contratti a termine da 36 a 24 mesi, dato che nella passata legge di Bilancio un emendamento in tal senso è stato presentato dall’onorevole Gribaudo del PD. Se andava bene prima, non vedo perchè non debba andare bene adesso. E’ invece estremamente problematica la parte della normativa che interviene sui contratti di somministrazione a tempo determinato. Quell’articolo va modificato tenendo conto della peculiarità del lavoro interinale.